Regime forfettario e IVA: la guida chiara per la partita IVA freelance (2026)
Regime forfettario 2026 spiegato semplice: soglia 85.000 €, imposta sostitutiva 5%/15%, niente IVA in fattura, fattura elettronica via SdI e quando conviene davvero.
Hai aperto (o stai per aprire) la partita IVA e tutti ti parlano di “forfettario”, “flat tax”, “coefficiente di redditività” come se fosse ovvio. Non lo è. In questa guida ti spiego il regime forfettario nel modo più chiaro possibile: cos'è, perché in questo regime non addebiti l'IVA, come si calcola davvero quanto paghi, e come capire se conviene a te. Niente gergo da commercialista, solo le cose che servono a chi lavora in proprio.
Sono Hugo Lefèvre, mi occupo di IVA e fiscalità per freelance in Europa. Partiamo dalla domanda più importante.
Cos'è il regime forfettario, in una frase
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le partite IVA individuali con ricavi o compensi fino a 85.000 euro all'anno: invece di pagare IRPEF a scaglioni e di gestire l'IVA, paghi un'unica imposta sostitutiva (5% o 15%) su un reddito calcolato in modo forfettario.
“Forfettario” significa proprio questo: lo Stato non ti chiede di sommare tutti i tuoi costi reali per calcolare il guadagno. Decide a forfait, in base al tuo tipo di attività, quale percentuale dei tuoi incassi considerare reddito. Il resto si presume essere costi. È una grande semplificazione, ed è il motivo per cui la stragrande maggioranza di chi apre partita IVA in Italia parte da qui.
Se non hai chiarissimo cosa sia l'IVA e perché in questo regime non la applichi, ti conviene leggere prima la guida di base: cos'è l'IVA per un freelance. Qui do per scontato il concetto e mi concentro sul forfettario.
Chi può usarlo: requisiti e limiti 2026
Puoi accedere al forfettario se sei una persona fisica con partita IVA individuale, hai ricavi o compensi entro 85.000 euro l'anno e non rientri in una delle cause di esclusione. Vediamo i paletti che contano davvero per un freelance.
- Soglia ricavi/compensi: 85.000 €. È il limite di incassi (non di utile) nell'anno precedente. Conta quanto hai fatturato e incassato, non quanto ti è rimasto.
- Reddito da lavoro dipendente/pensione: massimo 35.000 € l'anno precedente. Se nel 2025 hai avuto uno stipendio o una pensione oltre questa soglia, nel 2026 non puoi entrare nel forfettario. Attenzione: questa soglia è stata alzata in via temporanea da 30.000 a 35.000 € e, salvo nuove leggi, dal 2027 dovrebbe tornare a 30.000 €. Il limite non conta se il rapporto di lavoro è cessato.
- Niente partecipazioni “in conflitto”. Non puoi essere socio di società di persone/associazioni professionali, né controllare una SRL che fa la tua stessa attività.
- Niente attività prevalente verso l'ex datore. Se fatturi soprattutto al datore di lavoro che avevi negli ultimi due anni, sei escluso (regola anti-finte-partite-IVA).
Se invece la tua attività coinvolge clienti in altri Paesi UE, tieni d'occhio anche le regole europee sull'IVA transfrontaliera: ne parlo nella guida sulle soglie IVA nell'Unione Europea, perché il forfettario italiano e le soglie UE sono due cose diverse che a volte si intrecciano.
Perché in forfettario non addebiti l'IVA
Nel regime forfettario non applichi l'IVA in fattura e, in cambio, non puoi detrarre l'IVA sui tuoi acquisti. È un patto a due facce: lo Stato ti toglie tutta la gestione IVA, ma rinuncia anche a restituirtela sulle spese.
In pratica:
- Se fatturi 1.000 € a un cliente, lui paga 1.000 €, non 1.220 €. Non c'è il +22% di IVA.
- Quando compri un computer da 1.000 € + 220 € di IVA, quei 220 € sono per te un costo come gli altri: non li recuperi.
- Non presenti le liquidazioni IVA periodiche, non fai la dichiarazione IVA annuale, non versi IVA allo Stato.
Questo è un vantaggio competitivo concreto se i tuoi clienti sono privati o altri forfettari: a parità di prezzo “in mano”, tu costi il 22% in meno di un collega in regime ordinario. Verso clienti aziendali che detraggono l'IVA, invece, il vantaggio sparisce (per loro l'IVA è neutra), ma resta la semplicità.
Quanto paghi davvero: coefficiente e imposta sostitutiva
Si calcola in due passaggi: prima si applica ai tuoi incassi il coefficiente di redditività per ottenere il reddito imponibile, poi su quel reddito si applica l'imposta sostitutiva del 5% o del 15%.
1. Il coefficiente di redditività
È una percentuale fissa, decisa per legge in base al tuo codice ATECO (il codice che identifica la tua attività). Indica quale parte dei tuoi incassi viene considerata reddito; il resto si presume siano costi, a prescindere da quanto spendi davvero. Alcuni esempi:
- Professionisti (consulenti, sviluppatori, designer, attività senza codice specifico): 78%
- Commercio e attività di vendita: 40%
- Intermediari del commercio: 62%
- Servizi di alloggio e ristorazione: 40%
2. L'imposta sostitutiva (5% o 15%)
Sul reddito imponibile paghi un'unica imposta che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP:
- 5% per i primi 5 anni, se apri una nuova attività e rispetti le condizioni (in sostanza: non è la prosecuzione di un'attività già svolta).
- 15% in tutti gli altri casi e dal 6° anno in poi.
Attenzione: l'imposta sostitutiva non include i contributi previdenziali (INPS Gestione Separata o cassa professionale). Quelli si pagano a parte e, per molti freelance, pesano più dell'imposta stessa. Tienine conto quando fai i conti.
Un esempio concreto
Giulia è una web designer al primo anno di attività. Nel 2026 incassa 40.000 €. Il suo coefficiente è il 78%.
- Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 €
- Imposta sostitutiva (aliquota 5%, nuova attività): 31.200 × 5% = 1.560 €
A questi 1.560 € di imposta si aggiungono i contributi INPS Gestione Separata (calcolati sul reddito imponibile). Ma il dato da notare è che, sul fronte imposte, Giulia versa allo Stato circa il 3,9% di quanto ha incassato. È questo il vero motivo per cui il forfettario è così diffuso tra chi inizia.
Cosa succede se superi le soglie
Dipende da quanto superi: oltre 85.000 € ma sotto 100.000 € resti forfettario per tutto l'anno e passi all'ordinario da quello successivo; se superi 100.000 €, esci subito, nello stesso anno.
- Tra 85.000 € e 100.000 €: rimani nel forfettario per tutto l'anno in corso. L'uscita scatta dall'anno dopo, quando passi al regime ordinario con IVA e IRPEF normali.
- Oltre 100.000 €: uscita immediata. Dal momento in cui sfondi i 100.000 € devi iniziare ad applicare l'IVA, e per quell'intero anno entri nel regime ordinario.
Questa è la differenza più importante e quella che più spesso viene fraintesa: la soglia “morbida” (85.000) ti fa uscire l'anno dopo; quella “dura” (100.000) ti fa uscire subito.
Come si apre: modello e tempi
Apri la partita IVA presentando all'Agenzia delle Entrate il modello AA9/12, entro 30 giorni dall'inizio dell'attività.
- Scegli il codice ATECO giusto: determina il tuo coefficiente di redditività. Usa la classificazione aggiornata (i codici sono stati rivisti nel 2025).
- Compila il modello AA9/12 indicando i tuoi dati, il codice ATECO e l'opzione per il regime forfettario.
- Invialo all'Agenzia delle Entrate (online tramite i servizi telematici, tramite intermediario, o di persona/PEC) entro 30 giorni dall'inizio attività. L'attribuzione della partita IVA è gratuita.
- Iscriviti alla gestione previdenziale corretta: INPS Gestione Separata per i professionisti senza cassa, oppure la cassa professionale di categoria se sei un iscritto a un albo.
Molti freelance lo fanno con l'aiuto di un commercialista, ma la procedura è alla portata di chiunque sia metodico. La scelta del codice ATECO è la decisione più delicata: se sbagli, sbagli anche il coefficiente.
La fattura forfettaria: dicitura e fattura elettronica
La tua fattura non riporta l'IVA, ma deve contenere una dicitura obbligatoria che spiega perché, e va emessa come fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
La dicitura da scrivere in fattura
Al posto dell'aliquota IVA, sulla fattura indichi:
Operazione in franchigia da IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190
Se sei un professionista, aggiungi anche che il compenso non è soggetto a ritenuta d'acconto:
Compenso non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, della Legge 190/2014
Inoltre, per le fatture di importo superiore a 77,47 € serve l'imposta di bollo da 2,00 € (di norma a carico tuo, ma puoi addebitarla al cliente in fattura).
La fattura elettronica è obbligatoria anche per te
Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica via SdI è obbligatoria per tutti i forfettari, senza più alcuna soglia di esonero. Non puoi più emettere una semplice fattura cartacea o un PDF: ogni fattura deve essere generata in formato XML e trasmessa al Sistema di Interscambio, che la consegna al cliente e ne archivia copia per l'Agenzia delle Entrate.
In concreto ti serve un software o un gestionale che produca il file XML e lo invii allo SdI. È un passaggio in più rispetto a qualche anno fa, ma una volta impostato diventa automatico.
Quando conviene davvero scegliere il forfettario
Conviene quasi sempre a chi inizia, a chi ha pochi costi e a chi lavora con clienti privati; conviene meno a chi ha costi reali molto alti o redditi elevati.
Il forfettario è la scelta giusta se:
- Sei all'inizio: l'aliquota al 5% per 5 anni è difficile da battere.
- Hai pochi costi reali rispetto agli incassi (tipico dei lavori intellettuali): il coefficiente presume già una quota di costi, e se i tuoi sono inferiori, ci guadagni.
- I tuoi clienti sono privati o altri forfettari: il fatto di non addebitare IVA ti rende più competitivo.
- Vuoi semplicità: niente IVA, contabilità ridotta al minimo, una sola imposta.
Conviene invece fermarsi a riflettere (e magari sentire un commercialista) se hai costi reali molto elevati (es. affitti, materiali, dipendenti): nel regime ordinario li dedurresti tutti, qui no. Oppure se prevedi di superare stabilmente le soglie: in quel caso pianificare per tempo il passaggio all'ordinario ti evita sorprese.
Domande frequenti
Nel regime forfettario devo addebitare l'IVA in fattura?
No. In regime forfettario non applichi l'IVA: il cliente paga l'importo senza il +22%. In cambio non puoi detrarre l'IVA sui tuoi acquisti. Sulla fattura devi indicare la dicitura “Operazione in franchigia da IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014”.
Qual è la soglia di ricavi del regime forfettario nel 2026?
Il limite è 85.000 € di ricavi o compensi nell'anno precedente. Se superi 85.000 € ma resti sotto 100.000 € rimani forfettario per tutto l'anno in corso ed esci dall'anno successivo; se superi 100.000 € l'uscita è immediata, con applicazione dell'IVA nello stesso anno.
Come si calcola quanto pago in regime forfettario?
Si moltiplicano i tuoi incassi per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO (per i professionisti è il 78%) per ottenere il reddito imponibile, poi si applica l'imposta sostitutiva del 5% (primi 5 anni di nuova attività) o del 15%. A parte vanno aggiunti i contributi previdenziali INPS o di cassa.
La fattura elettronica è obbligatoria per i forfettari?
Sì. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI) è obbligatoria per tutti i forfettari, senza eccezioni o soglie di esonero. Ogni fattura va emessa in formato XML e trasmessa allo SdI.
Cosa leggere dopo
- Cos'è l'IVA per un freelance — la guida di base per capire il meccanismo dell'IVA prima ancora del forfettario.
- Le soglie IVA nell'Unione Europea — cosa cambia quando fatturi a clienti di altri Paesi UE.
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